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Archivio per novembre 2009

L’anulare e il medio

Pubblicato da nessunafrida su domenica, 29 novembre 2009

Il nuovo capitolo arretrato della rubrica Milano vs. Siracusa scritto per le pagine siracusane del quotidiano “La Sicilia” riguarda, come al solito, la mia reazione emotiva e sentimentale, come tale non priva delle inevitabili generalizzazioni dell’istinto della viaggiatrice, allo squilibrio vissuto nell’esperienza delle due città in termini di ritmi di vita e di atteggiamenti umani. Se tutto andrà bene, da questa settimana si va in presa diretta.

Il passo di carica e i sorrisi gratuiti. Fretta e ancora fretta. Milano ti toglie il fiato. Sa di cenere e specchi, maxi cartelloni pubblicitari dentro e fuori le metro, cinesi che conversano in bergamasco, tipi svegli e morti da cent’anni. È una girandola di incomprensioni: la metropoli italiana sa tanto di China Town, quando dal lusso, dal divino lusso di chi sta decisamente meglio di te (e prende un caffé da quattro euro al centro della Galleria!), ti ritrovi in poco meno di cinque minuti a fissare gli spigoli di un edificio da due soldi alle spalle del quartiere Isola. Il paragone con la cittadina aretusea è davvero improponibile: Siracusa è una bottiglia dal collo stretto, una donna con gli occhi chiusi e un braccio teso a sfoggiare nell’anulare un brillante: Ortigia, a denti stretti. Senza quasi saperne nulla (o quasi) di quel gioiello, i siracusani la intristiscono con il loro andarci e riandarci: l’importante è passeggiare, con quel filo di necessità che è il sabato sera, la domenica pomeriggio e qualche altro pomeriggio, a patto che non sia troppo tardi: una boccata di aria fresca, detto tra noi, un giro in Ortigia, e subito… hai visto quello lì? sembra straniero, è vestito male ma ha i soldi, sarà tedesco o al massimo austriaco. In ogni caso, il tipo resta qui due giorni e va via senza un decimo di confronto umano, con una valigia piena di guide turistiche dell’antica colonia greca, cinque o sei monumenti in testa e la pancia piena di pesce. A Milano, qualcuno “speak english”? Sì, tutti. Sembra di stare dentro un frasario etnico, dove anche l’albanese che suona la fisarmonica, coi pezzi base ad accompagnarlo nel suo passaggio musicale scandito dalle fermate della metro, ti dice “thanks of all!”. Nessuno gli sorride: tanto è uno come gli altri, fa parte del paesaggio suburbano, tra annunci e quotidiani straletti, e ragazzini con gli iPod sparati al massimo. Un sorriso? Non esiste. Ma tanto quelli come lui lo sanno: meglio una pagnotta oggi che un sorriso domani! A Siracusa, tra il Duomo e corso Matteotti, due o tre puoi vederli accomodati su un gradino o l’asfalto ad aspettarsi dal siracusano medio il solito cenno: “scusa, sai, vado di fretta”; e sono sempre gli stessi clochard, con gli stessi cani e stessa ciotolina per gli oboli. Insomma c’è chi sorride e non sgancia una moneta e chi ha l’espressione marmorea e caccia via i soldi. E giusto per continuare sulla falsa riga del sorriso, una siracusana, di una trentina di anni al massimo, un giorno correva in Corso Buenos Aires per arrivare in tempo a un colloquio di lavoro. Una tizia che pubblicizzava una raccolta di fondi per beneficenza, ignorata dai passanti in corsa, le chiede un momento di attenzione. La siracusana si scusa per la fretta e le sorride. La tizia le chiede se per caso si conoscessero. “No”, risponde l’altra. E quella, di rimando: “Allora perché mi sorridi?”. Forse perché il sorriso è gratis!?

[ Pubblicato su "La Sicilia" il 24 novembre 2009 ]

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Odiano stirare

Pubblicato da nessunafrida su martedì, 24 novembre 2009

Come anticipato, ecco il secondo articolo scritto per la rubrica da me curata per il quotidiano “La Sicilia” (edizione di Siracusa), Milano vs. Siracusa. Come è consueto in questi casi, mi dissocio dal frutto del lavoro del titolista…

Donne di tendenza in cerca di passioni. Hanno sempre la battuta pronta, il comportamento giusto per ogni occasione. Le donne di Milano badano alle regole, alle pose e a chi le osserva. Come se tutto fosse vissuto sotto gli occhi di tutti: ineccepibili nello stile, nel linguaggio, nonostante l’intercalare da parolaccia gratuita, che però fa tanto glamour! Le vedi scendere dalle auto come mannequin, una bella dopo l’altra: capelli liscissimi, occhiali scuri, fuseaux di pelle, che sembrano una seconda pelle, stivali al ginocchio, la borsa in bilico sul braccio, e l’altro braccio composto, ad accompagnare il cagnolino di turno, protagonista, anche lui, di questa specie di danza. Che dire? La tendenza è al limite, vissuta come la vita stessa. Perché le milanesi sanno che cosa significa stare nella società post-moderna, dentro una giungla di rapporti interpersonali vincenti. Le siracusane, invece: un poeta o chi per lui, le dipingeva belle, di una bellezza quasi mitica. Altère e passionali, a Milano c’è chi le immagina così: dna perfetto, frutto di lunghe conquiste che hanno fatto la storia della Sicilia. Ma sarà poi ancora così? Durante una cena le vediamo a confronto. Le une e le altre, tutte trentenni e col cellulare in vista, tutte sotto esame dalla punta dei piedi ai capelli: Nord e Sud sorridono e parlano di questo e quell’altro uomo. Le milanesi raccontano di anni e anni di convivenza, di “va be’, se ci sei fa lo stesso”. La Sabri, la Laura, la Gabri immaginano che al Sud l’amore è ancora morboso e senza limiti come ai tempi de “La Lupa”. Le siracusane per un attimo si sentono lusingate, si fanno forti della loro tradizione, ma poi capiscono che è come se avessero perso qualche puntata. Le loro nonne, forse le loro mamme stavano in religioso silenzio a macinare violente passioni per amori mai consumati. Piuttosto oggi, loro, come la Laura e la Gabri, sono figlie di giri a vuoto, di sentimenti labili, di rapporti andati a male, di principi e inizi di storie che possono sempre ritornare, perché “non si sa mai”. Per un attimo ci si sente come in un team, vicine e sorelle di un tempo scaduto: perso il romanticismo, persa ogni speranza di un sentimento puro e indelebile nel tempo, Nord e Sud sembrano a un appuntamento col destino, della serie “la società va come deve andare”, siamo globalizzate, immerse nello stesso sistema, vittime… macchè? Vittime di niente, rispondono le milanesi: nessuna di noi è mai stata meglio! Le siracusane vorrebbero, pure loro, sentirsi a posto col meraviglioso mondo delle chat, degli incontri uno o due e poi basta, ricominciamo tra due mesi, tra un anno, una volta ancora e poi basta. Sì, vorrebbero, e diciamo pure che si sono accomodate, contente di essere come le amiche milanesi, a cavallo del Terzo Millennio. Ma c’è qualcosa che non le fa stare a proprio agio, qualcosa che pesa ancora sul loro ventre come un macigno. L’Isola.

[ Pubblicato su "La Sicilia" il 17 novembre 2009 ]

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