Come anticipato, ecco il secondo articolo scritto per la rubrica da me curata per il quotidiano “La Sicilia” (edizione di Siracusa), Milano vs. Siracusa. Come è consueto in questi casi, mi dissocio dal frutto del lavoro del titolista…
Donne di tendenza in cerca di passioni. Hanno sempre la battuta pronta, il comportamento giusto per ogni occasione. Le donne di Milano badano alle regole, alle pose e a chi le osserva. Come se tutto fosse vissuto sotto gli occhi di tutti: ineccepibili nello stile, nel linguaggio, nonostante l’intercalare da parolaccia gratuita, che però fa tanto glamour! Le vedi scendere dalle auto come mannequin, una bella dopo l’altra: capelli liscissimi, occhiali scuri, fuseaux di pelle, che sembrano una seconda pelle, stivali al ginocchio, la borsa in bilico sul braccio, e l’altro braccio composto, ad accompagnare il cagnolino di turno, protagonista, anche lui, di questa specie di danza. Che dire? La tendenza è al limite, vissuta come la vita stessa. Perché le milanesi sanno che cosa significa stare nella società post-moderna, dentro una giungla di rapporti interpersonali vincenti. Le siracusane, invece: un poeta o chi per lui, le dipingeva belle, di una bellezza quasi mitica. Altère e passionali, a Milano c’è chi le immagina così: dna perfetto, frutto di lunghe conquiste che hanno fatto la storia della Sicilia. Ma sarà poi ancora così? Durante una cena le vediamo a confronto. Le une e le altre, tutte trentenni e col cellulare in vista, tutte sotto esame dalla punta dei piedi ai capelli: Nord e Sud sorridono e parlano di questo e quell’altro uomo. Le milanesi raccontano di anni e anni di convivenza, di “va be’, se ci sei fa lo stesso”. La Sabri, la Laura, la Gabri immaginano che al Sud l’amore è ancora morboso e senza limiti come ai tempi de “La Lupa”. Le siracusane per un attimo si sentono lusingate, si fanno forti della loro tradizione, ma poi capiscono che è come se avessero perso qualche puntata. Le loro nonne, forse le loro mamme stavano in religioso silenzio a macinare violente passioni per amori mai consumati. Piuttosto oggi, loro, come la Laura e la Gabri, sono figlie di giri a vuoto, di sentimenti labili, di rapporti andati a male, di principi e inizi di storie che possono sempre ritornare, perché “non si sa mai”. Per un attimo ci si sente come in un team, vicine e sorelle di un tempo scaduto: perso il romanticismo, persa ogni speranza di un sentimento puro e indelebile nel tempo, Nord e Sud sembrano a un appuntamento col destino, della serie “la società va come deve andare”, siamo globalizzate, immerse nello stesso sistema, vittime… macchè? Vittime di niente, rispondono le milanesi: nessuna di noi è mai stata meglio! Le siracusane vorrebbero, pure loro, sentirsi a posto col meraviglioso mondo delle chat, degli incontri uno o due e poi basta, ricominciamo tra due mesi, tra un anno, una volta ancora e poi basta. Sì, vorrebbero, e diciamo pure che si sono accomodate, contente di essere come le amiche milanesi, a cavallo del Terzo Millennio. Ma c’è qualcosa che non le fa stare a proprio agio, qualcosa che pesa ancora sul loro ventre come un macigno. L’Isola.
[ Pubblicato su "La Sicilia" il 17 novembre 2009 ]