In attesa del Natale cristiano, il numero di questa settimana di Milano vs. Siracusa, l’ultimo del 2009, ripercorre le origini pagane della principale festività del nostro calendario attraverso un triplice gemellaggio Nord-Sud.
Stoccolma-Milano-Siracusa, e ritorno. Un viaggio che parla di luce, di rinnovamento, di santità. In Svezia la ragazza che impersona Santa Lucia, vestita di bianco e con una corona di candele sul capo, è definita “colei che porta la luce”. Il 13 dicembre è il giorno in cui la Santa accende il Natale nei Paesi Nordici. Il suo culto attinge le proprie radici nelle antiche tradizioni pagane legate al ciclo solare. Prima dell’introduzione del calendario gregoriano, la regina della luce si festeggiava nel giorno più corto dell’anno, cioè il 21 dicembre, in occasione del solstizio d’inverno. E tutt’oggi a Stoccolma il 13 dicembre è un tripudio di sfilate, canti, balli e degustazione di dolci tipici, e naturalmente del glogg, il vino caldo speziato. Nel tempo, passando da una cultura a un’altra, alla figura della ragazza vestita di luce si è sovrapposta quella della martire siracusana, alla quale, nel 304 d. C., a causa delle persecuzioni di Diocleziano, furono strappati gli occhi che solo un miracolo subito dopo le restituì: a Siracusa Santa Lucia è la protettrice della vista, l’equivalente di colei che porta la luce. La sua ricorrenza è molto sentita in Lombardia: alla vigilia della festa i bambini le scrivono letterine con richieste di doni e, in attesa del suo arrivo, preparano il latte e il fieno per la santa e il suo asinello. La tradizione lombarda è quindi vicina a quella svedese, ne sente il richiamo magico delle antiche filastrocche e dei canti di Natale. Per questo il 14 dicembre, giorno dopo la festa ufficiale, Milano ha reso omaggio a Santa Lucia: un corteo di ragazze e bambine della Scandinavia, dai lunghi abiti bianchi e con in mano una candela accesa hanno attraversato piazza della Scala, la galleria Vittorio Emanule, fino al Duomo. Qui, sotto un luccicante albero di Natale si è esibito il coro dell’accademia Nordiska Musikgymnasiet di Stoccolma con canti della tradizione nordica e internazionale. È il caso di dirlo: Lucia porta luce ovunque e in modo del tutto diverso. Se pensiamo alla festività del 13 dicembre, a come viene vissuta a Siracusa (che tra l’altro dal 1970 è gemellata a Stoccolma per il culto alla santa), al calore e alla devozione che si crea attorno alla sua figura, ci si trova davvero in un’altra dimensione. Le emozioni si spostano sul binario del ‘sacro’: il pathos della folla che si incammina per le vie di Ortigia dietro il simulacro argenteo della santa, i piedi nudi tra la cera infuocata che scivola sull’asfalto, le voci, la voce: “sarausana iè”, i suoni metallici della banda, il tremore e la commozione di chi getta lo sguardo in su per ricevere una grazia, sono tutte note che vibrano nei cuori dei siracusani. Lucia è un nome che stringe a sè molte genti, è simbolo della luce per chi sta al Nord, è martire in Cristo per chi crede nella sua intercessione presso Dio, anche e soprattutto al Sud.
[ Pubblicato su "La Sicilia" il 15 dicembre 2009 ]
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