Sarò onesta. Mi affaccio in punta di piedi al piccolo grande mondo dei blog per due motivi. Principalmente perché mi piace scrivere, ed è ciò che faccio fin dall’età di otto anni. La scrittura in rete con gli strumenti del Web 2.0 apre nuove prospettive di senso che gli studiosi hanno esplorato in lungo e in largo, favorendo l’immediatezza della comunicazione e l’informazione partecipata, su cui è inutile soffermarsi ma di cui in un blog è certamente più utile prendere atto. E poi perché un simile strumento potrebbe rivelarsi ideale per permettermi di conciliare e sviluppare quelle che sono le mie due aspirazioni professionali più autentiche, ovvero il giornalismo e la ricerca. Tutto questo, si intende, in chiave di discorso aperto al dialogo e nella speranza di fare di questo luogo virtuale un terreno di confronto di idee leale oltre che civile, come purtroppo, per quanto mi suggerisce la mia conoscenza finora limitata di questo mondo solo apparentemente parallelo, non sempre è nelle corde della cosiddetta blogosfera, almeno fintantoché vede i propri protagonisti piccoli e grandi lontani dalla fisicità di una conoscenza reale nel mondo fisico.
When the going gets tough, the tough get going.