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Qui glassa ci Cova

Pubblicato da nessunafrida su martedì, 8 dicembre 2009

immagine pasticceriaCome ogni settimana, ecco l’articolo pubblicato per la rubrica Milano vs. Siracusa su “La Sicilia”.

Dolci: chi sa resistere alla tentazione di assaggiarli? Soprattutto quando si sente già profumo di feste natalizie, e questa e quell’altra ricetta passano dal suggerimento della vicina di casa fino a quel sapore irresistibile in bocca. Sembra inverosimile, ma da Milano a Siracusa i peccati di gola diventano un caso nazionale. Con la sopresa (o quasi) di ritrovare sulle facce della gente, da Nord a Sud, la stessa espressione languida, coi nasi appiccicati alle vetrine delle dolcerie che sfornano non si sa da quale secolo in qua. E proprio perché la golosità non ha confini, a Milano c’è chi sa bene quanto i dolci siciliani siano (lontano dalle diete) speciali. Chi, ad esempio, non può fare a meno del web, perché è a caccia del bar o della dolceria milanese che propone le paste di mandorle (come quelle che si vedono dodici mesi l’anno a Siracusa), oppure i cannoli e la cassata, è un cliente avvilito dalle malriuscite imitazioni. Cioè a dire: “la ricotta deve avere il siero, la mandorla deve essere quella giusta”, e non si dà pace (soprattutto se è figlio dell’Isola emigrato al Nord) fino a quando non trova il posto che garantisce la veracità del prodotto desiderato. E non è che Milano non sia prodiga di fantasia dolciaria; al contrario: chi non conosce la torta meneghina, il pan de mein, ovvero i dolcetti del giorno dei morti (che poi si rifilano per tutto l’anno), e soprattutto lui: il signor panettone, il vero protagonista di questo mese, e oltre? C’è una famosa pasticceria in via Montenapoleone, che sforna dal lontano 1817 uno dei migliori panettoni di Milano; e addirittura la leggenda vuole che nell’antico laboratorio, tra mestoli e forno, si cuocesse proprio quello che andava a deliziare il palato di Giuseppina Strepponi, grazie alla puntuale ordinazione del Maestro Verdi. Oggi si dice che la nota dolceria produca lo stesso panettone di due secoli fa; non solo, a chi lo acquista si raccomandano tutte le accortezze del mondo per conservarne la fragranza, ogni qual volta lo si vuole rigustare. A Siracusa, tanto per dire, prendere un panettone imbustato in un discount (meglio con un tre per due dopo le feste!) va più che bene. Anche se qualcuno non dimenticherebbe di fare la predica al pasticcere di fiducia, o a segnarlo sul libro nero per quei cannoli che l’ultima volta avevano un sapore diverso, non erano insomma quelli di sempre, chissà come mai, e forse sarà meglio non fidarsi e non tornare più in quel posto. La verità è che i palati fini vivono un po’ dovunque. Sebbene non sia difficile trovare un vespaio di gente pronto ad acchiappare al volo cassatelle e cannolicchi in un tipico chiosco della Stazione Centrale di Milano, solo perché c’è scritto su “made in Sicily”. Ma vi immaginate un venditore ambulante che distribuisce fette di penettone doc a piazza Duomo a Siracusa? Pensate ci sarebbe lo stesso vespaio?

[ Pubblicato su "La Sicilia" l'8 dicembre 2009 ]

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