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Posts contrassegnato dai tag ‘Siracusa’

E c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia…

Pubblicato da nessunafrida su lunedì, 11 gennaio 2010

Primo post del nuovo anno, terzo numero della nuova rubrica “Su di giri…” dell’edizione siracusana de “La Sicilia” per augurare a tutti un felice 2010!

Anno nuovo, vita nuova! È il mantra di tutti. Giovani, meno giovani, uomini e donne di ogni razza, cultura e religione, allo scoccare del Capodanno hanno sentito il desiderio del cambiamento. E forse non occorreva gettare dalla finestra o dal balcone di casa indumenti o oggetti appartenuti all’anno vecchio. Certo, questo è un rituale che in città come Napoli, dove la superstizione viaggia ad alta frequenza, libera lo stomaco e la testa di tante, troppe delusioni passate. Ma chi vive la scaramanzia a basso dosaggio, si è comunque lanciato dentro il calderone della speranza: addio tristezza e delusioni del vecchio anno! Può suonare un po’ strano, ma se fino al 28 dicembre si è stati pronti ad augurare pace e serenità al mondo intero, dal giorno successivo si è passati a desiderare per sè e per gli altri sentimenti e situazioni che sanno molto di concretezza. I soldi, in testa a tutto, e lì, vuoi per tradizione o no, anche i siracusani, durante il cenone di fine d’anno, hanno fatto il pieno di lenticchie e chicchi d’uva (dodici per l’esattezza, uno per ogni mese dell’anno), con l’augurio di trovarsi il portafoglio un po’ meno sgonfio e un conto in banca con almeno uno zero in più. Per non parlare della voglia di mettere a tacere quei mostri che ognuno chiama come meglio gli pare: sfiga, sfortuna, malasorte. A Siracusa, come del resto in tutte le città d’Italia, i negozi che propongono portafortuna e scacciasfortuna hanno registrato, anche per questo neo-anno, il boom delle vendite: ciondoli con corni, coccinelle, quadrifogli, maialini da ingrassare a suon di monete, gadget a forma di peperoncino, mazzetti di vischio e scope che dovrebbero allontanare energie e pensieri negativi. Così, tra auguri e altrettanti riti scaramantici, le menti e i cuori della stragrande maggioranza delle persone, all’alba del 2010, hanno alimentato i desideri di sempre: tolti i denari, un buon lavoro e un amore da favola; nonostante la generale presa di coscienza che in entrambi i casi potrebbero continuare a esserci più bastonate che carezze. Per quanto riguarda il lavoro, “crisi” è la parola che più di ogni altra è viaggiata sulla bocca degli italiani per tutto il 2009. Si è parlato fino allo sfinimento di tagli dei posti di lavoro, di aziende al collasso, concorsi bloccati, e soprattutto di frotte di giovani laureati in fuga con la speranza di trovare un’adeguata occupazione all’estero. Toccando il tasto dell’amore, poi, magari non diremmo che il 2009 è stato in assoluto l’anno delle coppie infelici, ma ha più o meno bazzicato tra i sentimenti offuscati che corrono di questi tempi. Insomma, il bilancio dell’anno passato non è di certo esaltante. Nonostante ciò, per qualsiasi cosa abbiano brindato i siracusani la notte di San Silvestro, auguriamo (e non solo a loro!) un migliore nuovo anno.

[ Pubblicato su "La Sicilia" il 5 gennaio 2010 ]

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La ragazza che dava la luce

Pubblicato da nessunafrida su mercoledì, 16 dicembre 2009

In attesa del Natale cristiano, il numero di questa settimana di Milano vs. Siracusa, l’ultimo del 2009, ripercorre le origini pagane della principale festività del nostro calendario attraverso un triplice gemellaggio Nord-Sud.

Stoccolma-Milano-Siracusa, e ritorno. Un viaggio che parla di luce, di rinnovamento, di santità. In Svezia la ragazza che impersona Santa Lucia, vestita di bianco e con una corona di candele sul capo, è definita “colei che porta la luce”. Il 13 dicembre è il giorno in cui la Santa accende il Natale nei Paesi Nordici. Il suo culto attinge le proprie radici nelle antiche tradizioni pagane legate al ciclo solare. Prima dell’introduzione del calendario gregoriano, la regina della luce si festeggiava nel giorno più corto dell’anno, cioè il 21 dicembre, in occasione del solstizio d’inverno. E tutt’oggi a Stoccolma il 13 dicembre è un tripudio di sfilate, canti, balli e degustazione di dolci tipici, e naturalmente del glogg, il vino caldo speziato. Nel tempo, passando da una cultura a un’altra, alla figura della ragazza vestita di luce si è sovrapposta quella della martire siracusana, alla quale, nel 304 d. C., a causa delle persecuzioni di Diocleziano, furono strappati gli occhi che solo un miracolo subito dopo le restituì: a Siracusa Santa Lucia è la protettrice della vista, l’equivalente di colei che porta la luce. La sua ricorrenza è molto sentita in Lombardia: alla vigilia della festa i bambini le scrivono letterine con richieste di doni e, in attesa del suo arrivo, preparano il latte e il fieno per la santa e il suo asinello. La tradizione lombarda è quindi vicina a quella svedese, ne sente il richiamo magico delle antiche filastrocche e dei canti di Natale. Per questo il 14 dicembre, giorno dopo la festa ufficiale, Milano ha reso omaggio a Santa Lucia: un corteo di ragazze e bambine della Scandinavia, dai lunghi abiti bianchi e con in mano una candela accesa hanno attraversato piazza della Scala, la galleria Vittorio Emanule, fino al Duomo. Qui, sotto un luccicante albero di Natale si è esibito il coro dell’accademia Nordiska Musikgymnasiet di Stoccolma con canti della tradizione nordica e internazionale. È il caso di dirlo: Lucia porta luce ovunque e in modo del tutto diverso. Se pensiamo alla festività del 13 dicembre, a come viene vissuta a Siracusa (che tra l’altro dal 1970 è gemellata a Stoccolma per il culto alla santa), al calore e alla devozione che si crea attorno alla sua figura, ci si trova davvero in un’altra dimensione. Le emozioni si spostano sul binario del ‘sacro’: il pathos della folla che si incammina per le vie di Ortigia dietro il simulacro argenteo della santa, i piedi nudi tra la cera infuocata che scivola sull’asfalto, le voci, la voce: “sarausana iè”, i suoni metallici della banda, il tremore e la commozione di chi getta lo sguardo in su per ricevere una grazia, sono tutte note che vibrano nei cuori dei siracusani. Lucia è un nome che stringe a sè molte genti, è simbolo della luce per chi sta al Nord, è martire in Cristo per chi crede nella sua intercessione presso Dio, anche e soprattutto al Sud.

[ Pubblicato su "La Sicilia" il 15 dicembre 2009 ]

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